Il caso Ted Bundy – Crime

 

Il caso Ted Bundy.jpg

Per i contenuti trattati all’interno di questo articolo è consigliata la lettura solo ed esclusivamente ad un pubblico adulto. All’interno possono essere presenti contenuti violenti e macabri non adatti ai minori e a chi è fortemente suggestionabile. 
Mare&Cannella si solleva da ogni responsabilità.

“Vogliamo poter dire che possiamo identificare queste persone pericolose.
La cosa veramente spaventosa è che non puoi identificarli.
La gente non capisce che ci sono degli assassini potenziali tra di loro.
Come si potrebbe vivere in una società dove le persone che ti piacciono , con cui vivi,
con cui lavori e che ammiri,
potrebbero, il giorno dopo, rivelarsi essere le persone più diaboliche immaginabili?”

conversations-with-a-killer-ted-bundy-tapes-netflix

L’audiocassetta gira in primo piano e una voce di un giovane uomo conclude la
docu-serie lasciando lo spettatore tramortito, spaesato, arrabbiato, ma soddisfatto delle ore impiegate nella visione.
L’uomo che parla al registratore è Ted Bundy uno dei più efferati serial killer d’America, un giovane dal futuro promettete, dall’aspetto gradevole e dall’intelligenza sopra la media. Dall’altra parte del tavolo c’è Stephen Michaud, un giovane giornalista che registrò più di 100 ore di conversazione con l’uomo accusato dell’omicidio di più di 30 donne.
Della vita di questo giovane uomo tratta la docu-serie evento di Joe Berlinger, regista e produttore americano pioniere del genere crime documetaristico, e la ricerca e la passione per il suo lavoro lo si percepisce in ogni frame di questo mastodontico lavoro di ricerca chiamato “Conversazioni con un Killer: Il caso Ted Bundy” (Conversations with a Killer: The Ted Bundy Tapes) diviso in quattro episodi e presente sul catalogo Netflix Italia.

Theodore Robert Bundy
“Beautiful humanity – Theodore Robert Bundy”  Jerry Gay ph.

Per darvi un’idea di come questi casi di cronaca nera vengono trattati vi riporto l’introduzione del primo episodio.

“Non avevo idea di cosa stessi facendo. E non sapevo con chi avevo a che fare. Ma sapevo che era una storia pazzesca. Allora entrai in prigione con il mio registratore e gli chiesi: ” Che tipo di persona avrebbe potuto fare queste cose?”

– La polizia dice che era armato di un pesante tronco di quercia. Ha picchiato e poi strangolato a morte Lisa Levy, 20 anni, e Margaret Bowman, 21 anni. Almeno una delle due è stata stuprata. –

“Insisteva nel dire che era innocente. Volevo che mi dicesse chi era…”

– Genio diabolico, ingannevole, manipolatore. –
– È anche un ex assistente sociale e attivista per la campagna elettorale. –
– Lo ritengo un amico, era una persona molto piacevole –
– Sentivo di avere un legame con lui. Desiderava essere amato –

“Volevo sapere cosa gli passava per la testa, cosa l’aveva motivato.”

– Nostro figlio è il migliore del mondo. Era un ragazzo molto normale e attivo –
– Sua madre e suo padre lo portavano a messa ogni domenica –
– Voleva avere successo. Come avvocato o politico –

“Quali sono gli elementi dei crimini? Perché le vittime?”

– Quest’uomo, uno dei criminali più ricercati dall’FBI, è stato catturato. Sospettato di molti omicidi a sfondo sessuale negli Stati di Washington, Idaho, Utha e Colorado.
Il ritrovamento sei resti scheletrici di sei donne.
Più di 20 giovani donne in cinque Stati.
Picchiate e strangolate.
Molestate sessualmente.
Bastonate, stuprate.
Rapimento, corpo nudo.
Abbiamo trovato pezzi di quattro crani.
Questi 36 omicidi.
Mutilazioni, necrofilia.
Sessualmente mutilate con la bocca, con i denti.
Aveva abusato sessualmente di loro anche dopo la morte. –

– Perché l’ha fatto? È un bel mistero. –

“Allora mi guardò e mi prese il registratore. Poi si girò nella sedia e iniziò a cullarlo e incominciò”

“SONO APPENA PASSATE LE NOVE DI SERA , MI CHIAMO TED BUNDY. NON HO MAI PARLATO DI QUESTO CON NESSUNO. MA CERCHERÒ DI RACCONTARE LA STORIA COME MEGLIO POSSO.
NON SONO UN ANIMALE, NON SONO UN PAZZO, NON HO UNA DOPPIA PERSONALITÀ.
SONO SOLO UNA PERSONA NORMALE.”

Jerry Gay Ph
“Ho passato tre ore chiuso in una stanza con Ted Bundy. Solo noi due” Jerry Gay ph.

Solo una persona normale, cresciuto in una famiglia normale che lo ha educato alle buone maniere, che lo ha portato tutte le domeniche in chiesa. Un boy scout, un figlio amorevole, un amico gradevole, simpatico e di bell’aspetto. Uno studente mediocre, ma pur sempre diligente. Un futuro da avvocato o psicologo.
Un uomo con un futuro brillante davanti a se, con una donna al suo fianco ed una famiglia solida di base.
Eppure qualcosa è andato storto, magari ai tempi universitari, magari qualche delusione amorosa di troppo o i scarsi risultati nello studio. Magari qualche trauma infantile che è tornato a galla o che non se n’è mai andato del tutto, rimasto latente tra i nuovi ricordi, sotterrato da strati di negazione.

Bundy
Jerry Gay ph.

O magari è stato tutta una sua scelta consapevole, tutto un piano diabolicamente architettato per provocare dolore e lasciare dietro di se una scia di morte che conta 36 vittime accertate di cui alcuni corpi non saranno mai trovati.
Un uomo oscuro, strano, affascinante e manipolatore. Manipolatore con le vittime, manipolatore con la giuria, manipolatore con gli affetti.
Un uomo narcisista e privo di empatia.
Un mostro.

La docu-serie parla di entrambi. Del Ted umano con i genitori e gli amici, del Ted studioso che aiuta a delineare il suo stesso profilo psicologico, del Ted narcisista che ha trasformato il suo stesso processo in un fatto mediatico, del Ted mostro, che sotto il sorriso da bravo ragazzo, gli abiti sempre in ordine e l’abilità a modificare il suo aspetto anche solo cambiando pettinatura è riuscito a latitare e a mietere vittime. Sempre ragazze, sempre giovani.

Durante questi episodi dalla regia e il montaggio impeccabili vediamo la storia di Ted Bundy, delle vittime e di chi ha avuto a che fare con, lui intrecciarsi. Ci sono le testimoniante dei giornalisti, della polizia, degli psichiatri, dei famigliari, di quelli che si sono dichiarati suoi amici, dei superstiti e delle famiglie delle vittime. Tutti hanno il giusto spazio, tutti hanno il tempo di dire la propria a riguardo, persino l’assassino, il mostro e l’uomo che è stato.

conversations_with_a_killer__the_ted_bundy_tapes
Jerry Gay ph.

Gli episodi si dividono in:
1) Un Demonio attraente – ’53
Due giornalisti cercano di far luce sulla vicenda del famigerato Serial Killer Ted Bundy, raccontata dall’assassino in persona con più di 100 ore di registrazioni.

2) Uno di noi – ’57
Mentre gli investigatori cercano d’individuare il responsabile di una serie di brutali omicidi vicino Seattle, una donna sfugge dalle grinfie dell’assassino nello Utah.

3) Non toccava a me sorvegliarlo – ’51
Dopo numerose fughe rocambolesche, Bundy arriva in Florida dove commette altri omicidi in un dormitorio universitario. Poi viene preso a causa di un controllo stradale.

4) Brucia, Bundy, brucia – ’74
Il processo per duplice omicidio nello stato della Florida viene trasformato in un dramma televisivo, dramma diretto dallo stesso Bundy che decide di difendersi da solo, con l’aiuto di altri avvocati, ma che non riusciranno a farlo scampare alla pena di morte.

Alle 7:06 del 24 gennaio 1989 Ted Bundy fu giustiziato sulla sedia elettrica; alle 7:16 ne fu dichiarato il decesso. Il corpo fu cremato e, nonostante l’ultima volontà di Ted fosse che le sue ceneri potessero essere disperse sulle Cascade Mountains, i suoi legali non riuscirono a vincere le violente proteste della gente. Ancora oggi non si sa che cosa ne sia stato a seguito del processo.

ted bundy in prison-library
Ted Bundy nella libreria della prigione – Jerry Gay ph.

Sul Documentario

Da appassionata di psicologia e criminologia e di fatti di cronaca nera, la storia di Ted Bundy non mi era nuova. È stato uno dei primi assassini seriali americani ed “operava” prima ancora che il termine Serial Killer fosse utilizzato dall’FBI.
Si parla del 1974 ed i mezzi a disposizione di polizia e scientifica erano molto scarsi e meno sicuri. Gli Stati non comunicavano tra di loro e le notizie arrivavano in ritardo.
Non c’erano fax, cellulari, internet, si comunicava via posta o telefono a disco.
Una situazione che ha facilitato di gran lunga tutti gli spostamenti di Bundy tra uno Stato e l’altro e che ha fatto perdere in generale molto tempo prezioso.
Viene incarcerato  nel 1979 e processato definitivamente in Florida tra il 1979 e il 1980.
Viene condannato a morte nel 1989 dopo svariati rinvii.

Dopo l’attenta visione degli episodi posso solo stendere le lodi a Joe Berlinger che ha realizzato un vero gioiello del genere documentaristico criminologico. Nulla è fuori posto, gli interventi, i filmati dell’epoca e la voce di Bundy che accompagna lo spettatore in questa storia terrificante che è stata la sua vita.
Come ho già scritto prima tutti hanno spazio e tutti sono umani, le vittime ed il carnefice. Il punto di forza di questo lavoro è la l’estrema sincerità con cui la storia viene narrata, una sincerità che fa quasi male perché se da una parte ci sono gli omicidi, di cui non vengono risparmiate immagini di repertorio e descrizioni e le famiglie delle vittime distrutte ed arrabbiate, dall’altra troviamo un uomo condannato che lotta contro se stesso. Berlinger non censura, non mette lustrini, ma non nasconde nemmeno l’umanità, deviata, ma pur sempre umanità che traspare dallo sguardo di consapevolezza di un condannato a morte e dal dolore dello sguardo e delle parole di una madre che fino all’ultimo ha creduto nella sua innocenza e che alla fine crolla.

Finale desolante, doloroso che ancora una volta mi ha fatto pensare molto sul perché io sia assolutamente contraria alla pena di morte.

Vi descrivo una scena tra tante per farvi capire meglio:

Electric-chair-at-Florida-State-Prison-prior-to-Ted-Bundys-execution.jpg
Sedia Elettrica – Stato della Florida

Poche ore prima della condanna. Alcune sale della prigione di accendono e fuori è appena l’alba.
Centinaia di persone si ritrovano fuori dalla prigione, insieme ai giornalisti, in attesa che la sedia elettrica uccida il condannato.
Centinaia di persone con i cartelli “Brucia Bundy, brucia”, centinaia di persone ubriache che comprano spillette con la sedia elettrica disegnata sopra e magliette con scritte simili, centinaia di persone che accendono fuochi d’artificio e brindano per la morte di un altro essere umano.
Ho trovato tutto questo desolante ed amaro. L’avere pietà per la vita non significa abbassare la pena o sminuire le atrocità che si è commessi. Significa solo dare la giusta dignità ad una persona, perché tutti hanno il diritto di vivere ed il dovere di pagare per gli errori commessi.

La pena di morte Statale è, per me, solo una vendetta autorizzata pari a quella privata che ovviamente autorizzata non lo è,  e da un governo non lo accetto.
Persone come Bundy sono pericolose e devono essere tenute sotto controllo, ma esistono metodi di recupero e se questo non dovesse funzionare possono essere utili per richiedere informazioni riguardo la psicologia di altri criminali e quindi utili a psicologi, psichiatri, avvocati, FBI.
Bundy stesso ha aiutato a creare il profilo psicologico di alcuni criminali e quindi ha contribuito nell’evoluzione della professione del Profiler.

Ora magari non tutti i criminali sul braccio della morte sono propensi a collaborare, ma credo anche che c’è una soluzione alternativa alla pena di morte

 

 

 

“La corte dichiara che tutti e due gli omicidi sono stati infatti efferati, atroci e crudeli. E sono stati estremamente malvagi, incredibilmente cattivi , vili e il risultato di un piano di infliggere un alto grado di dolore e totale indifferenza della vita umana. Questa corte, indipendentemente da, ma in accordo con, la sentenza consigliata dalla giuria, con la presente impone la pena di morte all’imputato Theodore Robert Bundy.
Abbia cura di sé giovanotto.
E glie lo dico sinceramente. Abbia cura di sé.
Per questa corte è una tragedia vedere uno spreco così, secondo me, dell’umanità che ho constatato in questa corte. Lei è un uomo giovane e brillante. Sarebbe diventato un brillante avvocato. Mi sarebbe piaciuto vederla esercitare davanti a me, ma ha preso un’altra strada. Abbia cura di sé.
Non ho ostilità contro di lei, voglio che lo sappia”

La piattaforma streaming Netflix, tramite il proprio account Twitter,  ha deciso di avvisare i propri abbonati: non guardate Conversantions With a Killer: The Ted Bundy Tapes da soli, ma in compagnia di qualcuno, a causa delle immagini di archivio e le udienze in tribunale presenti all’interno del documentario.

conversazioni-con-un-killer-il-caso-ted-bundy

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...