Per 10 minuti * Parte Prima- Life

life

Volevo scrivere questo post alla fine del mese, per iniziare l’anno con un’energia diversa e buoni propositi, però mi sono resa conto che ho bisogno di questa svolta ora, immediatamente e quindi sento il bisogno di esternarlo così, come primo post non programmato di questo nuovo progetto, l’ennesimo nuovo progetto.

Parto dal principio dicendo che il 2018 è stato uno degli anni più complessi che mi sono trovata ad affrontare e credetemi quando dico che di anni complicati ne ho visti e superati parecchi.
Così mi sono ritrovata a scrivere quello che leggerete tra poco.
È uscito tutto di getto, improvviso e così l’ho lasciato. Nudo e crudo.
Questo è il mio modo personale di condividere con voi questo 2018, senza liste delle perdite e delle brutte giornate.
Quello che ne è uscito è stato un esercizio di immedesimazione, un esercizio che ho sempre amato fare e far fare, un gioco di empatia e immaginazione che solitamente si fa con gli occhi chiusi seguendo la voce guida. Un viaggio che ti porta in luoghi meravigliosi, una chiave che apre porte che non pensavi di avere.

Oggi ne è uscito questo. Non è un bel viaggio, vi avverto. Ma è la realtà delle cose ed è quello che uscito dalla mia memoria, abbiatene cura.
(N.B. L’esercizio è tutto al femminile, ma se siete uomini trasformate tutto al maschile se vi aiuta ad immedesimarvi meglio)

Quindi…
Sei pronta? Sei pronto?
Bene. Mettiti comoda. Mettiti comodo.
Si parte.

Immaginati una grande e bellissima montagna piena di neve, con tante belle baite costruite a modo lungo il sentiero, ed immaginati ai piedi di tutto questo, mentre ti guardi serenamente il paesaggio, con la testa all’insù e i polmoni pieni di aria pulita.
Resti lì per molto tempo, in serenità, sapendo che quello è il posto dove vuoi stare.
Poi immaginati un boato.
Non sai chi l’abbia prodotto, ma lo hai sentito bene, fin nelle ossa, poi senti altro.
Rami spezzati sopratutto, poi gente che urla, e inizi a vedere gli animali fuggire e lei… un grande ammasso di neve bianca scendere velocemente, inesorabile.
Non riesci a muoverti, non puoi. Rimani lì, immobile, ad osservare le baite che vengono travolte, gli alberi che si piegano e in un attimo vieni presa anche te.
Buio.
Freddo.
Respiri a fatica, ma lentamente riesci ad uscirne.
Ci sono i soccorsi, ci sono le persone che ami, ma il resto non c’è più.
Niente baite, niente alberi, niente più grida.
Ti rimane solo il freddo, lo shock, e la consapevolezza di quello che hai perso e che neanche la ricostruzione può riportare indietro.
La baita si può ritirare su, certo, ma la tazza che avevi lasciato sul tavolo non potrà essere posizionata nella stessa angolazione di prima e non riuscirai più ad ottenere lo stesso profumo speziato della cioccolata calda e la sedia che ti stava al fianco non scricchiolerà più sotto al peso di quel preciso sorriso.
Ma la vita non ti aspetta.
Non ti concede tempo per capire, pensare, ricostruire, salvare la memoria.
Devi alzarti e andare, anche se ogni giorno lo trovi più pesante, difficile, anche se inizi a sentire la stanchezza, e la tristezza.
Ma bisogna camminare, correre, mai fermarsi, perché si ferma è perduto.
Quindi arrancando prosegui anche tu.
La vita piano piano ricomincia a prendere il ritmo e ti senti più rinvigorita, anche se sempre stanca.
Respiri profondamente e chiudi gli occhi.
Lo senti? Le onde creano una musica meravigliosa non trovi?
Apri gli occhi ed eccolo lì. Lo hai sempre saputo che il mare è la tua essenza, la tua forza, il tuo scudo e la tua culla.
Certo la montagna ti manca, ma il mare ti ridà tutto indietro. I colori dell’alba e dei tramonti, il profumo, il calore. Sì il mare è quello che ci vuole.
Te ne stai sulla battigia, gli occhi un po’ aperti, un po’ chiusi e ti rilassi.
Ripensi alla montagna, ma scacci i pensieri e respiri.
Poi un boato. Lo stesso? No, ma ti pare?
Ti alzi, lentamente, stordita dal sole e non vedi più il mare. Si sta ritirando.
Sempre più indietro, sempre più lontano.
Possibile onda anomala?
Ma no, qui su questo mare si è al sicuro, no? È impossibile che si crei un’onda così grande come quelle che hai visto alla televisione, impossibile.
Quindi rimani lì in attesa che il mare ritorni.
Attendi. Attendi. Attendi.
Poi qualcuno o qualcosa ti butta a terra, chiudi gli occhi per il dolore e in un attimo ti senti risucchiare e il respiro non c’è più.
Ormai stai dentro, come quei surfisti che vorticano dentro l’acqua, solo che tu non hai né tavola da surf, né l’esperienza per uscire da quella onda.
Quindi rimani in balia del mare, fino a quando non decide che può ributtarti sulla spiaggia.
Annaspi.
Ti guardi intorno e le persone che prima che si stavano godendo quella bella giornata non ci sono più.
Annaspi.
Il cuore ora si è calmato, così come il mare, ma il respiro non è più come prima.
Manca. Torna. Manca.
Annaspi.
Resti sdraiata sulla sabbia. Senti l’onda che arriva, poi dolcemente va via.
Pericolo passato, pare.
Ti alzi.
Ti guardi intorno.
Tutto uguale a prima.
Solo che manca il tronco dove ti sdraiavi in primavera, non ci sono le conchiglie che illuminavano la battigia durante il tramonto, e tutte le persone che stavano lì, prima dell’onda.
Rimani al tuo posto, guardandoti spaesata. Tutto è come prima dell’onda, ma qualcosa è stato spazzato via.
Quelle piccole cose di cui ti ricordi perfettamente, quelle che rendevano più viva e più bella la spiaggia, quelle cose che amavi fotografare nei giorni di sole.
Quelle cose lì e il respiro.

Questa volta non cambi luogo. Non vai in collina. Rimani su quel mare che tanto ami, che tanto ti ha dato, ma tanto ti ha tolto.
Tutto è ritornato alla normalità, tutto ha ripreso il suo corso. Come sempre, la vita non aspetta, ma tu sei stanca di camminare, sei stanca di correre per prendere l’autobus, sei stanca di rincorrere ombre. Sei stanca di non respirare più.
Quindi ti fermi a guardare la vita avanzare.
E rimani ferma così.
Almeno per un po’.

Se siete rimasti fino a qui, vi ringrazio.
Ora potete respirare tranquillamente e continuare con la vostra vita, i vostri impegni.
State sereni e respirate.
Questo post ha il suo lieto fine, o meglio ha una sua svolta,
ma la leggerete a breve, non qui.
Pubblicherò la seconda parte tra poco.
Voglio lasciare lo spazio che i ricordi ed il dolore si meritano, prima di continuare.
Quindi voglio ringraziarvi per essere rimasti e per aver accettato il corso degli eventi.

Concludo questo post chiedendovi il favore di avere cura del dolore altrui e del vostro, voglio che sappiate che i periodi brutti esistono, ma possono essere superati,
voglio che sappiate che è non è una vergogna essere tristi e piangere e capire che avete fallito in qualcosa,
voglio che non vi giudichiate per i vostri comportamenti o quelli dei vostri cari.
Quelli non siete voi, quelli non sono le persone che amate, quello che siete sempre stati si è solo fermato per capire, per riprendere le forze, per salvare qualche pezzo di se.
Rispettate i vostri tempi e quelli degli altri ed amateli, amatevi.

Come ho letto da qualche parte
“Respira, è solo un brutto periodo, non una brutta vita”

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